What Mad Universe

luglio 20 2009

Il blog ai piedi del cielo

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by ZakMCkracken @ 19:50|permalink | commenti


gennaio 19 2009

Il monte ai piedi del cielo

A Natalia
 
 
  
 
 
"Io vedo l'uomo Grande discender dai
monti, seguito da un drappello di borghesi
montanari senz'altre armi che il Crocifisso
e lo stendardo, ove si vede l'immagine
di Maria Vergine.
L'uomo Grande si avanza in nome della
Legge del Diritto."
                                                             (David Lazzaretti
dal Libro dei Celesti Fiori)
 
 
"Beati coloro
che hanno fame e sete di giustizia
 perche saranno giustiziati."
                                                             (Piergiorgio Bellocchio)
                                                           

 
 
 
Prologo
 
 
 
Febbraio 1866
 
 
E' buio e fa freddo nella sera inoltrata della vetta brulla.
E' il febbraio più rigido che si ricordi a memoria di vecchio.
La neve aveva fatto un timido tentativo di cadere, verso l’imbrunire, ma i fiocchi non erano stretti bene e si erano sciolti, cristalli delicati, a contatto col terreno. Così aveva rinunciato, lasciando la scena a sferzanti folate di tramontana.
Un giovane uomo è solo, su quella cima.
Sta inginocchiato fra le rocce riarse dal ghiaccio e dal vento, in mezzo ad una scarna macchia di rassegnati roveti e ginestre intirizzite. Indossa larghi pantaloni azzurri, un malconcio pastrano e un copricapo frigio di colore vermiglio.
Si direbbe che stia pregando. Ma davanti a lui non ci sono croci. Non altari o tombe. Non c'è nulla, a parte la luna, a raccogliere parole di preghiera.
Il mondo, intorno, si è rannicchiato vicino ai focolari. Consolazione di vino, carte e chiacchiere, dopo una giornata sui campi induriti dell'inverno.
Gli animali sono nascosti al caldo delle proprie tane.
Persino le stelle, infreddolite e discrete, sembrano distogliere lo sguardo dall'uomo con il cappello rosso. C'è soltanto il vento a fischiare fra gli arbusti di spini e a frustare con raffiche gelide il suo corpo ricurvo.
E c'è soltanto il vento quando la luce squarcia le tenebre e lo strano disco si alza verso il cielo.
E' lui l'unico testimone di ciò che accade.
 
Solo il vento conosce il segreto nascosto dentro quella notte.
Perciò conviene fare silenzio e ascoltarne ogni espressione.
Anche i più lievi sussurri.
E, soprattutto, bisogna fidarsi di lui.
Così il vento parla e racconta una storia.
Capitolo 1
 
 
 
 
Giugno 1978. Ultima settimana.
 
 
1.
 
 
Remigio sta scrivendo Remigio sul vetro della finestra. Con un soffio di fiato ha fatto comparire un’opaca lavagna, e su quella, con un gesso trasparente a forma di dito, traccia le lettere del proprio nome. In fretta, prima che la magia si esaurisca.
Il temporale ha quasi finito le proprie scorte di pioggia e di tuoni, e il cielo cambia colore di continuo, per capriccio del vento che sposta le nuvole.
L'umidità è a livelli da giungla tropicale e, anche a stare fermi, i vestiti si appiccicano addosso, come insetti sulla carta moschicida.
Remigio aveva sudato di meno durante l'esame di pochi giorni prima, nel districarsi fra il groviglio d’affluenti del Rio delle Amazzoni, dove il caro maestro aveva deciso di farlo annegare.
E' il sesto giorno delle vacanze estive e, mai come quest'anno, la prospettiva di un'estate di completa libertà era parsa a Remigio meritata ed eccitante.
A undici anni, con la scuola elementare alle spalle e tre mesi di giochi davanti, l'estate gli era sembrata praticamente tutto. E affanculo i compiti a casa.
Eppure adesso si sta annoiando.
I suoi amici di sempre, il Toro, Schizzo e Rebecca, nonostante il maltempo, si sono recati alla fiera del vicino paese, accompagnati dagli adulti. "Rifornimento di zucchero filato e di croccante per tutti!"; movente e promessa nelle stesse parole.
Le gare di gocce sui vetri hanno perso già da tempo il loro fascino originale. Mentre della lettura, che pure adora, soprattutto gialli e fumetti, Remigio ha sempre pensato che sia una distrazione da giornate di sole. Chissà poi perché.
L'unico televisore nei paraggi, un vecchio quattordici pollici di colore arancione, si trova nella stanza privata del nonno ed è poco più di una tentazione in bianco e nero nascosta in una scatola di cartone dentro un armadio chiuso. Tra l’altro, la visione risulterebbe compromessa dalla prossimità di un'altura solitaria a forma di cono rovesciato; un gelato al gusto di arenaria fatto cadere da un gigante sbadato.
Per fortuna la finestra di cucina offre un panorama facilmente accessibile e privo di disturbi, oltre che a colori.
Quasi sempre, almeno.
In questo momento, infatti, Remigio guarda il mondo fuori attraverso il suo nome e il mondo fuori ricambia lo sguardo da una spessa coltre di nebbia, che sfuma i contorni della piazzetta e confonde i colori in un'indistinta tonalità di grigio.
Pioviggina, e le prime ombre della sera si vanno addensando sui tetti dei vecchi edifici.
Padre Filippo sta uscendo dal convento dei frati Cappuccini, col saio marrone tirato sopra la testa. Raffaello, il babbo del Toro, è al riparo sotto il portico del piccolo teatro. “Anche lui ad aspettare il croccante” considera distrattamente Remigio.
Soltanto Alice, la lattaia, sembra a proprio agio sotto la pioggia, in sella ad una Graziella bianca. Pedala lenta e bella, non più curante delle gocce che le scivolano addosso che degli sguardi che di dosso non le si staccano mai.
Il muro grigio di un'abitazione, da una frase tracciata con un gesso bianco, recita: “INGHILTERRA 66: BARISON IN GOL, IL BINDA IN FICA. DOPODICHE’ IL BUIO TOTALE”.
Dal momento della sua comparsa, un paio di settimane prima, la scritta aveva suscitato timidi risolini nelle donne e schiette risate negli uomini del posto. Con la comprensibile eccezione del Binda.
E' costui il falegname del paese, un omone grande e grosso e con un brutto carattere, al quale vengono attribuite due importanti passioni: il vino e le donne. Al bar si dice, ma mai in sua presenza, che le soddisfi entrambe grazie alle seghe.
A parte, a quanto pare, quella volta del ‘66.
Per diversi giorni, la ricerca dell'ignoto grafomane aveva costituito un gustoso diversivo rispetto alle consuete dinamiche paesane, assumendo ben presto i connotati di una vera e propria caccia all'uomo. Una ridda d’ipotesi era stata prima formulata e poi smentita a suon di alibi e testimonianze.
La perizia calligrafica, operata dalla locale maestra d'italiano, la signorina Delia, non era approdata a nulla: "Il prudente uso dello stampatello ha appiattito la personalità dei tratti" aveva argomentato Delia.
"Lo stampatello non lo so se gli è servito, ma le stampelle gli serviranno e come, dopo che lo avrò avuto tra le mani" aveva chiarito il Binda; precisando che della fabbricazione si sarebbe preoccupato lui stesso ed esclamando a gran voce: "Il miglior legno per il suo sostegno!".
Adesso la scritta, e con essa i suoi effetti, va scolorendosi, sotto l'azione combinata dell'acqua e dell'abitudine.
Ma a Remigio il senso di quel graffito è rimasto non del tutto evidente e adesso ha intenzione di schiarirsi le idee.
Potrebbe chiedere spiegazioni ai suoi genitori, senonché, per farlo, dovrebbe consultare una medium.
Entrambi i genitori, infatti, sono deceduti nello scoppio accidentale di una bombola del gas. Quel pomeriggio di sei anni or sono, Remigio, di professione cinquenne, era andato con nonno Achille a cercare i funghi nel vicino poggetto. Aveva trovato due Mazze di tamburo da cucinare arrosto e non vedeva l'ora di tornare a casa per poterle, nell'ordine: mostrare al babbo, far preparare alla mamma, assaporare lui stesso.
Ma il destino aveva altri programmi per la serata.
Quando udirono l'assordante boato, accelerarono il passo verso casa, il nonno pensando ai tedeschi, Remigio pensando ai fuochi d'artificio. Si scoprì che si sbagliavano entrambi; soprattutto Remigio.
Lo stupore fu così grande che per un po', un bel po' a dire il vero, non ci fu altro.
Era finito il gas. Niente più funghi arrosto.
Il nonno, anche lui single, divenne quindi il suo orfanotrofio privato. E, a sua maggior gloria e giustizia, va detto che si rivelò, da subito, il migliore e il più saggio degli orfanotrofi possibili.
Tuttavia chiedere a lui spiegazioni sul significato preciso della scritta, a Remigio sembra improprio e sconveniente, nella maniera istintiva che solo i ragazzi della sua età sono in grado di manifestare.
“Potrei sentire il Toro, Schizzo e magari anche Rebecca” riflette, valutando una possibilità quasi del tutto estranea all'imbarazzo e solo in parte ostacolata da un inconsapevole accenno d'orgoglio.
Intanto, però, è abbastanza confuso e così, mentre cerca le parole più adatte a vincere il proprio senso del pudore (non che sappia di averne uno), nel prato della sua immaginazione si gioca una strana partita: il Binda parte da centrocampo palla al piede, scarta gli avversari come birilli e scocca un tiro imprendibile all’incrocio dei pali. Non può farci nulla Alice, che difende la porta in pantaloncini corti.
Ma in quel momento succede qualcosa che lo strappa dalle sue fantasie, per riportarlo alla realtà aldilà del vetro.
Mentre la campana del convento batte il primo dei sette rintocchi del vespro, due individui in impermeabili neri e con singolari cappelli a falde larghe in testa sbucano fuori dalla nebbia come scuri fantasmi, scambiano poche parole col babbo del Toro e si dirigono con passo deciso verso l'ingresso del bar, dove arrivano praticamente al battere dell’ultimo rintocco.
Dal suo punto d'osservazione, Remigio non ha modo di capire da dove siano arrivati, né come.
Ma può vederli bene in faccia, nell’attimo in cui transitano sotto il lampione del teatrino. Nel farlo, un piccolo brivido gli corre lungo la schiena. E’ certo di non averli mai visti prima.
E, già che c'è, è certo anche di un'altra cosa: che avrebbe preferito non vederli.
Chissà poi perché.


by ZakMCkracken @ 20:56|permalink | commenti (3)


gennaio 10 2009

Costruire l’universo

Per vivere l’emozione
della creazione
in settemila
comodi fascicoli
quotidiani.
Col primo numero,
in edicola da domani
all’incredibile prezzo
di nove euro e cento,
il pratico raccoglitore
e il primo pezzo
del kit in argento
per fare la luce.
Del Dio editore.


by ZakMCkracken @ 23:16|permalink | commenti (5)


agosto 1 2008

Monte Labro (Davidland)

Antico picco contadino,
pietroso deserto in salita.
Un tempo di tanto tempo fa
pascolo di uomini
che Dio contava
per addormentarsi.
Oggi luna park per sociologi,
rifugio di lupi col pedigree.
Chiuso monte di pietà
dove la fede si svende
un tot al chilo.
Dove quando cammini
per arrivare alla cima
ti sembra di stare fermo
mentre il Monte cammina.
E se di notte, lungo la via
che sale alla Torre,
alzi lo sguardo al cielo,
le stelle che conoscevi
sembreranno bigiotteria.
E quando sei in cima
e viene il tuo turno
di guardare l’infinito,
pensi: “Ancora un pochino
e potrei infilarmi al dito
gli anelli di Saturno”.
E quando finalmente
arriverai in Paradiso,
potrai dire onestamente
d’esserci andato vicino.



by ZakMCkracken @ 10:13|permalink | commenti (4)


giugno 27 2008

La prima volta su IBS

José Martì, poeta e scrittore, a capo del movimento per l’indipendenza cubana, un tempo disse: "Ci sono tre cose che ogni persona dovrebbe fare nella propria vita: piantare un albero, avere un figlio e scrivere un libro".

Il che è sicuramente condivisibile.

Tuttavia il buon José, il quale nel tempo libero dipingeva, da buon idealista, sì è dimenticato di aggiungere un dettaglio, a mio avviso non trascurabile: che quell'uomo, quel figlio e quel libro, per crescere, hanno bisogno di cure.

Io non ho ancora piantato alcun albero (tutt'al più qualche grana), non ho procreato (per quanto "consideri la riproduzione sessuata il più affascinanate impulso evolutivo dell'uomo"), ma ho scritto un libro. Volendo, in effetti, si può anche dire che ho cominciato dal fondo. E ho scoperto che il mio libro (come qualsiasi altro, del resto) cresce un po' di più ad ogni nuova lettura. E, con lui, il (pur piccolo) fondo destinato all’Associazione Italiana Ricerca sul Cancro.

Pertanto, se volete, ci mancherebbe...

http://www.ibs.it/ser/serpge.asp?type=keyword&x=il+monte+ai+piedi+del+cielo

o anche qui:

http://www.libreriauniversitaria.it/c_power_search.php?shelf=BIT&q=il+monte+ai+piedi+del+cielo

o altrove.

Massimo.



by ZakMCkracken @ 12:44|permalink | commenti (8)


giugno 10 2008

Il monte ai piedi del cielo

Il monte ai piedi del cielo

Presto in tutte le migliori librerie.

Di casa mia .

http://serviziculturali.org/giralibro/index.php?main_page=product_free_shipping_info&products_id=1551:13b0002e6ace85666daaef17259fd6f9&zenid=f9a8bf4a05a6bca3c54483b5a79ab352

P.S. Il libro partecipa all'iniziativa "Un aiuto a colpi di penna" che prevede che una parte degli incassi derivanti dalle vendite venga devoluta all'AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro; per maggiori informazioni: http://www.serviziculturali.org/serviziculturali/ ).

Sebbene l'uscita ufficiale sia prevista per la fine di giugno, è già possibile prenotare il libro al link sopra riportato, mentre da luglio sarà acquistabile anche su IBS e su tutte le maggiori librerie online (e in quelle, fisicamente accessibili, della zona di Grosseto) e ordinabile presso tutte le altre.



by ZakMCkracken @ 17:09|permalink | commenti (3)


giugno 1 2008

Cogito ergo non sum

L’articolo di ieri sul giornale 
m’ha dato parecchio da pensare:
raccontava la storia di un tale
che pensava tanto da starci male.
Stava a pensare tutto il giorno:
pensava dalla mattina alla sera
a casa, a lavoro, a casa di ritorno
e la notte, anziché riposare,
chiudeva gli occhi e sognava di pensare.
Conosceva una buona soluzione
per smettere di ragionare
e sapeva di doverla attuare;
eppure continuava a rimandare
per la preoccupazione di avere ragione.
Finché un bel giorno
che gli si presentò l’occasione
decise di togliersi il pensiero:
si sottopose ad un’operazione
di lobotomia e non pensò più.
Da quando ho letto la notizia
nella cronaca locale
de “La Nazione”
non faccio che pensarci.
E’ un’ardua decisione.
Signore, aiutami tu:
parziale o totale?


by ZakMCkracken @ 17:55|permalink | commenti (1)


aprile 8 2008

Tecnoromantico

Sono un romantico

di nuova generazione.

Per la casa dove andrò a stare

ho scelto una soluzione

con balcone vista mare,

dove ho fatto installare

una telecamera professionale

che inquadra l’orizzonte

e trasmette le immagini

senza alcuna distorsione

al plasma nella stanza di fronte.

Così la sera,

davanti al televisore,

posso ammirare

in alta definizione

la bellezza del tramonto sul mare;

ed è come se fossi in balcone.



by ZakMCkracken @ 09:36|permalink | commenti (9)


marzo 28 2008

Amiata

Cratere dimenticato,

vulcano per non fumatori,

dolomite struccata,

ospizio d’alberi stanchi

e paradiso di roditori;

d’inverno sconsacrata

cattedrale di ghiaccio.

Montagna orgogliosa

regina dell’orizzonte,

che ti fai il lifting coi terremoti

per stirare i calanchi

e l’aereosol coi soffioni

per alleviare le pene

d’una vita lunga cento milioni

di anni, portati bene.

Quando ti vidi la prima volta

quel giorno che nevicava,

non avrei mai immaginato

che mi sarei innamorato

d’una colata di lava.



by ZakMCkracken @ 11:06|permalink | commenti (4)


febbraio 28 2008



by ZakMCkracken @ 13:56|permalink | commenti (4)



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